PILATES, uno sfrenato uso commerciale: il giudizio di Pivetta e di Boccardi

PILATES, Uno sfrenato uso commerciale: il giudizio di Pivetta e di Boccardi
L’Ultima “novità”: il PILATES … una giovane metodica … nata 80 anni or sono …
Il metodo PILATES nasce nel 1926, perciò più di 80 anni or sono, in Germania, a cura del tedesco Joseph Pilates, che lo aveva ideato come tecnica di irrobustimento. E, fino alla sua morte, avvenuta nel 1967, nessuno o quasi ne parlava. Ora, del Pilates, nella sua forma originale, tutto si può dire tranne che abbia a che fare con la ginnastica medica (o riabilitativa, o correttiva, chiamiamola come vogliamo, cambiano i termini, il significato resta).
Tant’è che nella E.M.C., la nota ENCICLOPEDIA MEDICO CHIRURGICA francese non ve ne è traccia. “Nella Kinesithérapie” trovano spazio infatti tutte le metodiche classiche: Bobath – Kabat – Perfetti – Sohièr – Mèzieres – McKenzie e qualche tecnica di ginnastica dolce assimilabile, come il Feldenkreis, al movimento terapeutico. Ma non il Pilates.
Non si capisce bene perciò perché se ne debbano interessare i terapisti alcuni dei quali – sempre all’erta e pronti ad accusare tutti gli altri di abusivismo – se si occupano di “ginnastica per persone normali” escono a loro volta dal seminato. Una ragione comunque c’è e si spiega con il fatto che i primi ad impadronirsene, in Italia, sono stati ballerine e ballerini, cioè i meno qualificati a farlo. Favoriti purtroppo dalla mancanza di una legge che definisca chi ha titolo per occuparsi di “ginnastica” e chi di “riabilitazione”. Con il risultato che le uniche due categorie che ne hanno titolo, i “laureati in scienze motorie” ed i “laureati in fisioterapia” vengono in pratica tagliate fuori da coloro che sono i veri abusivi, la gente dello spettacolo.
Costoro, tra l’altro, non avendo diplomi accademici universitari specifici, cioè la laurea in scienze motorie o in fisioterapia e non potendo, a rigore, utilizzare nemmeno il marchio perché c’è chi ha provveduto a depositarlo, pubblicizzano come Pilates, cambiandogli il nome, delle metodiche che con detto Pilates non hanno nulla a che spartire. Nascono così, prima all’estero e successivamente il Italia, tutta una serie di “derivati” che si rifanno, almeno a parole, al metodo Pilates, presentandolo come una metodica “dolce” attenta ad evitare sforzi e finalizzata ad evitare posture che diano luogo ad algie.
Proprio l’esatto contrario degli esercizi con i quali detto pseudo-Pilates viene raffigurato: “archi dorsali, spaccate, flessioni forzate etc.” tutto il campionario cioè di quei bellissimi e coreografici movimenti che se già rischiano di provocare danni ai giovani, li garantiscono quando vengono praticati da persone adulte o anziane. Un metodo, in sostanza, di esercizi fisici intensi che possono trovare indicazione con persone giovani ma che sono assolutamente controindicati con chi ha superato gli …anta.
Il tutto a prescindere dal fatto – ma questo, ballerini e ballerine forse non lo sanno – che negli ultimi 30 anni lo studio della fisiologia del lavoro muscolare ha fatto, grazie al Margaria ed alla sua scuola, passi da gigante.
Concludendo:
– Se è PILATES, non si tratta di ginnastica dolce e men che meno terapeutica.
– Se viene presentato come metodica blanda non è Pilates.
Oggi è di gran moda… senonchè, ciò che il grosso pubblico ignora, è che di norma viene consigliato dalle stesse persone che, dopo aver prescritto per anni il
MEZIÈRES (lavoro in cifosi lombare) sono poi passate al Mc. Kenzie (lavoro in lordosi), il che significa che non conoscono nessuna delle tre metodiche di cui sopra. E’ quindi ora di affermare e ribadire con chiarezza che non esiste – come pretenderebbero i vari “guru” di turno – una metodica buona per tutti gli usi perché tutte si basano su qualche principio valido ma anche su molto, molto empirismo.
Tre soli sono i cardini sui quali si fondano l’educazione fisica e la riabilitazione motoria (nelle problematiche di tipo ortopedico):
A) Le leggi della meccanica articolare, in altre parole LEVE e CARICHI, il cui uso maldestro è la causa del 90% dei guai che affliggono la colonna
isocinetiche, attività aerobica, anaerobica, lattacido, ciclo di Crebbs e via andare
C) Un attrezzo, uno solo: quando sento dire “ma com’è ben attrezzata questa palestra”, la risposta è sempre una sola “si, ma il miglior attrezzo è la testa dei miei collaboratori”
- Tutto il resto – per usare un diplomatico eufemismo – è soltanto “poesia”
Articolo a cura di Sergio Pivetta